viaggiando in un mondo globalizzato è bello poter tornare a casa,

perchè senza ricordi non c'è futuro......

 
 
 
 
 
 
 

...La Marchesa enrichetta carron di san tommaso, nata guasco di bisio si spense a torino l'11 aprile 1870

all'arrivo di una primavera tardiva, che le ricordava Firenze, il marito e il figlioletto prematuramente scomparso...

e nominava suo erede universale il marchese gerardo carron di san tommaso, conte di buttigliera alta lasciandogli poche briciole di nobiltà...

 
 
 
 
 
 
 

LE CARTE DEI CARRONE DI SAN TOMMASO: UNA FAMIGLIA DI INTELLETTUALI 

l'archivio della famiglia carrone di san tommaso fu acquisito dalla biblioteca storica della provincia di torino nel 1959. comprende sostanzialmente documenti relativi ad alessandro (morto a soli 37 anni nel 1816), alla moglie enrichetta guasco di bisio, e a felice loro figlio. la famiglia, di origine savoiarda, si trasferì in piemonte nel 1649, in persona del marchese giovanni al seguito di carlo emanuele ii di savoia. il personaggio più notevole è costituito da felice (firenze 1810 - torino 1843), eletto sindaco di sommariva perno nel 1839, studioso e scrittore. avendo egli studiato paleografia sotto la guida di luigi cibrario, era solito trascrivere i documenti di suo interesse, carte che ritroviamo nell'archivio. felice pubblicò un'opera ancora oggi valida poiché concepita con criteri storiografici moderni.

le tavole genealogiche della real casa di savoia .

per ciò che riguarda il suo impegno letterario, grande successo ebbero le cosiderazioni intorno alla farsaglia di marco anneo lucano, edite a torino nel 1837. fu autore anche di vari articoli di viaggi, racconti e novelle, tutti pubblicati in una raccolta complessiva intitolata prose scelte , uscita a milano nel 1840. tra gli inediti di felice il più importante ed impegnativo è il monaco di subbiaco, ossia memoria d'un gentiluomo italiano: abbozzo di un romanzo di cui è tracciata a grandi linee la trama e la divisione in capitoli, lasciato incompleto per la morte dell'autore. l'opera, contraddistinta da più realismo e maggiore immediatezza nei dialoghi rispetto alle precedenti, narra di un giovane studioso che in compagnia di amici viaggia da roma a subiaco nell'autunno del 1832. qui giunto visita con i compagni il monastero di santa scolastica dove padre placido racconta loro la propria vita. consultando le carte dell'archivio, emerge nettamente il carattere autobiografico dell'opera, risaltano infatti notevoli affinità tra le vicende narrate e quelle relative alla vita del marchese felice.

tra i manoscritti si annoverano componimenti poetici, storici, drammatici e il curioso racconto "nero" l'épouse vampire. conte d'un voyageur traduit de l'englais par un ermite de la place de st. charles à turin. una twilight d'epoca insomma, datata intorno al 1840 e quindi persino precedente il celebre dracula di bram stoker. sono conservati inoltre gli appunti utilizzati dal marchese felice per la stesura delle sue opere storiche e letterarie, fra i quali spicca il fascicolo intitolato voyage en italie nel quale il marchese narra di un viaggio fatto in italia con osservazioni assai interessanti. per ciò che riguarda la corrispondenza conservata tra le carte di famiglia, troviamo un cospicuo numero di lettere del marchese felice, in gran parte destinate alla madre, ma anche quelle a lui indirizzate da noti personaggi dell'epoca, quali cibrario, mosca, cesare saluzzo, litta, romani, con i quali felice intratteneva corrispondenza. un ricco carteggio coinvolge anche enrichetta guasco di bisio, la marchesa infatti teneva in torino un salotto frequentato da letterati ed artisti famosi, troviamo quindi fra i corrispondenti cibrario, giordani, promis, marocchetti e molti altri...... 

 TESTO DA BIBLIOTECA STORICA DELLA PROVINCIA DI TORINO

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

LUCIANO BONAPARTE

DI silvano napolitano

Luciano Bonaparte, nato ad Ajaccio nel 1775, svolge i suoi studi in Francia, presso il collegio di Autun. Tornato in Corsica, si unisce a Pasquale Paoli, abbracciando l’idea della Corsica indipendente. Allo scoppio della rivoluzione francese non esita ad aderire alle idee rivoluzionarie. Si trasferisce a Parigi dove diventa un seguace di Robespierre, andando anche in prigione in occasione del colpo di stato del 9 termidoro e dell’esecuzione di Robespierre. In seguito gli viene assegnato l’incarico di commissario dell’armata del Reno per poi essere inviato in Corsica dove ancora sono presenti disordini e scontri tra rivoluzionari e indipendentisti. Nel 1797 rientra a Parigi dove l’anno seguente ottiene la nomina a deputato nel Consiglio dei Cinquecento. Nel 1799 viene eletto alla carica di presidente di quel consiglio. Il suo intervento è fondamentale il 18 brumaio, il giorno del colpo di stato, poiché scioglie la seduta del consiglio prima che lo stesso riesca a votare per la messa sotto stato di accusa del fratello Napoleone quale traditore della patria. Il colpo di stato ha esito positivo perché Luciano esce dall’aula e, arringando i soldati veterani guidati da Leclerc e Murat, accusa alcuni deputati di aver cercato di uccidere Napoleone. È in tale occasione che puntando un pugnale alla gola del fratello dichiara che lo ucciderebbe personalmente nel caso che egli privi della libertà i francesi. I soldati irrompono nell’aula dove sono riuniti gli esponenti del Consiglio dei Cinquecento, sgombrandola e disperdendo i deputati presenti.

Napoleone, nominato primo console, vuole Luciano come ministro degli interni. Il ministro entra in contrasto con Joseph Fouché, il capo della polizia che mira anch’egli a quella carica. Fouché fa avere a Napoleone un opuscolo scritto dal fratello nel quale viene criticata la dittatura consolare e viene auspicato un consolato elettivo. Questo libello è considerato dal primo console come un attacco personale e determina la rottura dei rapporti tra i due fratelli. Pertanto Luciano viene destituito dalla carica di ministro degli interni e inviato a Madrid come ambasciatore presso la corte di Carlo IV di Spagna.

Luciano Bonaparte aveva sposato nel 1794 Christine Boyer, una modesta fanciulla poco istruita, sorella del suo governante, dalla quale ha avuto tre figli: Carlotta, nata nel 1795, Vittorio (1797), deceduto poco dopo la nascita, Cristina, nata nel 1798. Luciano rimane vedovo di Christine nel 1800.

Nel 1802 viene nominato membro del Tribunat, una delle quattro assemblee legislative, equivalente al Consiglio di Stato. Dopo la proclamazione a imperatore del fratello diventa senatore dell’impero. Inoltre Napoleone desidera che Luciano si risposi, per ragioni politiche, con Maria Luisa di Borbone-Spagna, regina dell’Etruria. Il fratello, che è contrario a tutte le monarchie, si rifiuta di portare all’altare la Borbone.

Dopo questo rifiuto ha modo di conoscere una giovane, Alexandrine de Bleschamp, vedova del banchiere Hippolite Jouberthon, dal quale la stessa ha avuto la figlia Anna. Nel 1802 Luciano sposa Alexandrine e subito dopo lascia la Francia a causa di sempre più accesi contrasti con Napoleone, trasferendosi con i figli e la nuova compagna a Roma, rinunciando ai titoli e ai privilegi di cui avrebbe potuto godere. Acquista villa Rufinella a Frascati, preferendo la vita agreste piuttosto che abitare in città. Nel 1808 entra in possesso di una vasta tenuta agricola a Canino, vicino Viterbo. Nello stesso anno si trasferisce con la famiglia a Musignano, frazione di Canino, dove ha acquisito la proprietà del locale castello.

Nel 1809 Napoleone gli chiede di divorziare da Alexandrine e di rientrare a Parigi per assumere un ruolo politico. L’imperatore riceve l’ennesimo rifiuto da Luciano che nel frattempo ha avuto altri cinque figli dalla seconda moglie: Carlo Luciano, nato nel 1803, Letizia (1804), Giuseppe, nato nel 1806 e deceduto l’anno seguente, Giovanna (1807), Paolo Maria, nato nel 1809.

Questa storia è tratta dal volume “I BONAPARTE. Una storia quasi italiana” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Dopo che lo Stato pontificio viene occupato dalle truppe francesi, Luciano è tenuto sotto stretta sorveglianza degli stessi. Per sottrarsi a questo fastidioso controllo si imbarca con la famiglia per raggiungere gli Stati Uniti. Durante il tragitto la nave è fermata da un’imbarcazione militare inglese. Luciano e i suoi sono trasbordati per essere trasferiti in Inghilterra. Giunto a Londra, il Bonaparte è accolto da una folla acclamante. Le autorità inglesi, consce dei contrasti tra lui e il fratello, trattano Luciano con tutti gli onori. Ha la possibilità di sistemarsi con la sua famiglia prima a Lodlow e poi in una villa a Grimley, nel Worchestershire. Nel 1814, quando il fratello viene trasferito all’Elba, Luciano, con la famiglia, che nel frattempo si è ampliata con la nascita di Luigi nel 1813, rientra in Francia, per poi tornare a Roma.

Papa Pio VII, vuole premiare Luciano Bonaparte per la sua opposizione a Napoleone. L’imperatore francese aveva invaso e tenuto sotto scacco militare lo stato pontificio, facendo praticamente prigioniero il papa, ristretto contro la sua volontà nella località francese di Grenoble e poi a Savona. Nel 1814 Pio VII nomina Luciano Bonaparte Principe di Canino, Conte di Apollino e Signore di Nemori.

Quando il fratello, fuggito dall’Elba, rientra in Francia, Luciano lo raggiunge in terra francese. I due fratelli in quella occasione si rappacificano e Napoleone gli restituisce il titolo di principe imperiale. Dopo la definitiva sconfitta di Waterloo, Luciano torna a Roma, prendendo alloggio a villa Rufinella a Frascati.

Questo, per il Bonaparte, è un periodo triste. È circondato dai sospetti delle autorità pontificie a causa della rappacificazione con il fratello. Viene ingiustamente sospettato di cospirare contro il papa per ristabilire un governo liberale a Roma, una repubblica romana come quella del 1799. Nel frattempo la sua famiglia continua a crescere. Nascono Pietro Napoleone nel 1815, Antonio Luciano (1816-1877), Maria Alessandrina (1818-1874) e l’ultimogenita Costanza Maria nel 1823. Tra un figlio e l’altro trova anche il tempo di dedicarsi alla letteratura. Scrive e pubblica un poema in versi: La Cyrnéide ou la Course sauvée.

Il tempo dei sospetti termina con l’elezione di papa Leone XII che nel 1824 gli concede l’ulteriore titolo di Principe di Musignano. Luciano Bonaparte si appassiona all’astronomia. Con un telescopio che aveva acquistato in Inghilterra organizza un suo piccolo personale punto di osservazione astronomico a Senigallia, località che frequenta nel periodo estivo, con l’aiuto di padre Maurizio da Brescia, uno studioso di astronomia. Luciano e la famiglia sono tra i primi in Italia a concedersi vacanze estive dedicate ad attività balneari. Bologna, dove in quel periodo risiede durante l’inverno, viene alternata con Senigallia nei mesi estivi.

Nella città felsinea lo raggiunge la notizia della scoperta di Vulci, antica città etrusca, situata a pochi chilometri dalla sua tenuta di Canino. Nel 1828, preceduto di alcuni mesi dalla moglie Alexandrine, che subito dà inizio ai lavori di scavo per riportare in superficie l’antica Vulci, ritorna nella sua residenza di Canino dove, coadiuvato dal suo amico Maurizio da Brescia, conduce studi di archeologia relativi agli etruschi, gli antichi abitanti di quel luogo. A seguito dei suoi approfondimenti archeologici pubblica il libro “Muséum étrusque–Fouillese de 1828 à 1829”. Durante gli scavi vengono trovate alcune statue, tra le quali quella di Giunone, inoltre viene portato alla luce un ritratto di Giulio Cesare, conosciuto poi come “Ritratto di Tuscolo”.

Nonostante non avesse preso personalmente posizione sugli accadimenti di Francia del 1830, è contattato da altri esponenti della famiglia Bonaparte che cercano di promuovere il ritorno del nipote Napoleone II sul trono di Francia. Luciano Bonaparte due anni dopo il prematuro decesso di Napoleone II, scrive un appello al popolo francese, “Aux citoyen français”, in cui esprime il suo auspicio di un ritorno di un Bonaparte alla guida di una repubblica con la istituzione di un consolato elettivo.

Luciano Bonaparte spira nella villa di Canino il 29 giugno del 1840. Causa della morte è un cancro allo stomaco, una malattia di famiglia che aveva già colpito il padre e due suoi fratelli. La vedova Alexandrine de Bleschamp continua nell’opera di valorizzazione degli scavi di Vulci. Alexandrine muore a Canino nel 1855. Alcuni dei numerosi figli di Luciano Bonaparte avranno un certo rilievo nelle vicende storiche successive che riguarderanno la Francia e l’Italia.

La figlia di primo letto di Luciano Bonaparte, Carlotta Filistina, sposa nel 1815 il principe di Prossedi Mario Gabrielli, con il quale va ad abitare a Roma, a Palazzo Taverna. Ha otto figli rimanendo vedova nel 1841. Si risposa con Settimio Centamori dal quale non ha figli. Anima, nella sua villa al Gianicolo, un salotto molto frequentato dall’élite romana. Carlotta si spegne a Roma nel 1865. La sua tomba si trova nella chiesa di Santa Maria Sopra Minerva.

La seconda figlia avuta con Christine Boyer, Cristina Carlotta, va a nozze con il conte Arvid Posse nel 1818. Sei anni più tardi divorzia risposandosi con Lord Dudley Coutts Stuart. Muore a Roma nel 1847.

Il primogenito di secondo letto, Carlo Luciano, è uno studioso di ornitologia. Nel 1822 sposa la cugina Zenaide, figlia di Giuseppe Bonaparte, dalla quale ha dodici figli. Nel 1830 torna a Parigi partecipando ai moti rivoluzionari parigini. Aderisce alla Società Nazionale per la Confederazione Italiana presieduta da Vincenzo Gioberti. Per questo motivo, e a causa di discorsi che auspicano l’unione dell’Italia sotto forma federale a somiglianza degli Stati Uniti, viene espulso da Venezia. Nel 1849 partecipa attivamente alla breve vita della Repubblica Romana essendo stato nominato deputato dell’Assemblea Costituente. Si spegne a Parigi nel 1857.

Letizia Cristina, secondogenita, ha come sposo l’irlandese sir Thomas Wyse. Da questo matrimonio nasce Maria Wyse che sposerà in seconde nozze Urbano Rattazzi. Il secondo marito della figlia diventerà primo ministro del Regno d’Italia. Il decesso di Letizia Cristina avviene nel 1871.

La terzogenita Giovanna sposa il marchese Onorato Honorati nel 1825. Va ad abitare a Jesi dove, a causa di una malattia, si spegne nel 1827, solo due anni dopo il matrimonio.

Paolo Maria, diciottenne, si allontana dal collegio dove si trova per studiare, recandosi in Grecia all’insaputa dei genitori. Partecipa alla guerra d’indipendenza di quella nazione arruolandosi nella marina greca. Muore nel 1827 durante uno scontro navale. 

Il fratello Luigi Luciano Bonaparte si dedica alle scienze. È uno studioso della lingua basca. Nel 1832 sposa Maria Cecchi, dalla quale divorzia nel 1850. Dopo essere stato fidanzato con Alessandra di Baviera che non riesce a sposare a causa dell’opposizione del padre, il re di Baviera Ludovico I, si unisce in matrimonio con Marie Clémence Richard. Viene nominato senatore e principe dal cugino Napoleone III. Trasferitosi a Londra nel 1850, diventa editore pubblicando alcune sue opere e libri di suoi amici scienziati. Muore durante un soggiorno a Fano nel 1891.

Pietro Napoleone, settimo figlio di Luciano e Alexandrine, partecipa sedicenne ai moti del 1831 in Romagna. Per tale motivo è costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti, dove trova alloggio presso lo zio Giuseppe Bonaparte, nella sua tenuta di Point Breeze. Dopo qualche tempo torna in Italia. Gendarmi pontifici si recano nella residenza di Canino per arrestarlo poiché è sospettato di adesione alla società segreta dei Carbonari. Pietro Napoleone reagisce al tentativo di arresto uccidendo il capo dei gendarmi. A causa di questo omicidio è condannato a morte. Il padre Luciano supplica Papa Gregorio XVI di risparmiare la vita di Pietro Napoleone commutando la condanna a morte in una pena più lieve. Il papa, che ha in grande considerazione Luciano Bonaparte, muta la pena capitale nell’esilio. Tornato negli Stati Uniti, durante una violenta disputa con il cugino Luigi Napoleone, ammazza una persona che aveva cercato di dividere i due. Espulso anche da questo paese si reca prima a Corfù, poi in Belgio con la sua amante Rose Hesnard. Nel 1848 rientra in Francia dove si arruola nella Legione Straniera, comportandosi valorosamente in diversi scontri. Abbandonata la Legione ottiene dal cugino imperatore la nomina di principe. Nel 1852, dopo la morte di Rose Hasnard inizia una relazione con Eléonore-Justine Ruffin dalla quale ha due figli e che poi sposa nel 1867. Nel 1870 è protagonista di un eclatante caso di cronaca nera che sfocia in un caso politico. Un redattore del quotidiano La Marseillaise, Victor Noir, che si era recato a casa sua per un’intervista, viene ucciso a revolverate da Pietro. Durante la successiva detenzione ci sono manifestazioni di protesta nelle strade contro la famiglia Bonaparte che sfociano in violenti disordini. Pietro Bonaparte viene assolto per legittima difesa. Al termine del processo Napoleone III gli ingiunge di lasciare la Francia, cosa che Pietro si guarda bene dal fare. Dopo la caduta dell’impero si trasferisce in Belgio con la sua nuova compagna, Adele Dideriche, dalla quale ha un figlio. Anziano e in cattive condizioni economiche rientra in Francia dove muore nel 1881.

Gli ultimi tre figli di Luciano Bonaparte fanno vita riservata. Antonio Luciano si sposa con Carolina Maria Anna Cardinali nel 1839, dalla quale non ha figli. Muore nel 1877. Maria Alessandrina sposa il conte Vincenzo Valentini di Laviano nel 1836. Si spegne il 20 agosto del 1874. L’ultima dei figli di Luciano Bonaparte, Costanza Maria, abbraccia la vita religiosa e diventa la badessa del convento del Sacro Cuore di Roma.


nel 1828, il monastero della trinità dei monti (eretto nel xv secolo, da san francesco di paola, fondatore dell’ordine dei  minimi) fu affidato alle religiose del sacro cuore (congregazione fondata da santa maddalena sofia barat, nel 1800 in  francia, con la missione dell’educazione dei giovani). risale a quella data una convenzione diplomatica tra la santa sede e la casa regnate di francia che invita l’istituto sacro cuore a dedicarsi all’educazione dei giovani, curando l’insegnamento della lingua e la diffusione della cultura francese nel  rispetto della legge e dei regolamenti scolastici italiani. le religiose del sacro cuore hanno esteso la loro azione in 43  paesi del mondo: la qualità del loro progetto educativo, la loro apertura alle culture e ai tempi hanno consentito, nell’era  della mondializzazione, di mantenere viva la loro eredità formativa che a roma è stata affidata ad un nuovo ordine  religioso.

dall’anno scolastico 2006/07, la tutela dell’istituto sacro cuore è di responsabilità delle fraternità monastiche di gerusalemme, fondate a parigi da père pierre-marie delfieux. esse s’impegnano, nel rispetto del loro carisma proprio di monaci e monache della città, a continuare l’opera educativa elaborata da santa maddalena sophia barat, aggiornata alla luce dei nuovi orientamenti pedagogici definiti dalla direzione dell’istituto in accordo con esse e, per quanto concerne l’insegnamento della religione cattolica, con delega del vicariato di roma.


 
 
 
 
 

una grandiosa villa sorgeva nel punto dove l'acqua vergine usciva dal condotto sotterraneo per attraversare su arcate il campo marzio: erano gli horti luculliani, una delle più belle ville romane, forse la più bella e grandiosa, con il palazzo che occupava l’area dove oggi è situata la chiesa della ss.trinità dei monti. la storia della chiesa, un tempo denominata "trinità del monte" (in riferimento al pincio), ebbe inizio nel 1494 con l’acquisizione di una vigna da parte del re di francia, carlo viii, e con la donazione di 347 scudi per “une fabrique propre à loger commodément six religieux”, ovvero “una fabbrica adeguata per ospitare comodamente sei religiosi” appartenenti all'ordine dei minimi di s.francesco da paola. i lavori iniziarono nel 1502, durante il regno di luigi xii, e proseguirono per buona parte del xvi secolo. la prima parte della chiesa fu costruita tra il 1502 ed il 1519 in stile gotico, coperta da volte a crociera ogivali, e fu realizzata dagli architetti annibale lippi e gregorio caronica. l’area destinata alla “fabbrica” era tuttavia troppo piccola ed angusta, per cui i religiosi avevano a disposizione soltanto una piccola “domus cum oratorio”, come la definì lo stesso s.francesco da paola. questo è il motivo per cui, in occasione dei lavori di restauro per i danni provocati dal sacco di roma del 1527, si rese necessaria la costruzione di un complesso adeguato. dopo l’acquisizione di una serie di vigne limitrofe, nel 1530 iniziarono i lavori di restauro ed ampliamento. un grosso impulso ai lavori fu dato sicuramente dal cardinale georges d’armagnac, personaggio di rilievo a partire dal conclave del 1550 e nel biennio successivo. proprio nel 1550 i cardinali francesi convenuti a roma fecero costruire a loro spese gran parte del chiostro e vi fecero apporre le loro armi. i lavori, ultimati nel 1570, consegnarono ai padri francesi dei minimi un convento più grande ed una chiesa con un nuovo corpo di fabbrica, coperto da volta a botte e chiuso da una facciata ornata da due campanili simmetrici, opera di giacomo della porta e carlo maderno.....

 
 
 
 
 

28 GIUGNO 1850 -GUIDO GOZZANO

l'amica di nonna speranza

i. loreto impagliato ed il busto d'alfieri, di napoleone i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto), il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti, i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti col monito, salve, ricordo, le noci di cocco, venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po' scialbi, le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici, le tele di massimo d'azeglio, le miniature, i dagherottìpi: figure sognanti in perplessità, il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto, il cùcu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco chèrmisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta! ii. i fratellini alla sala quest'oggi non possono accedere che cauti (hanno tolte le fodere ai mobili. è giorno di gala). ma quelli v'irrompono in frotta. è giunta, è giunta in vacanza la grande sorella speranza con la compagna carlotta. ha diciassett'anni la nonna! carlotta quasi lo stesso: da poco hanno avuto il permesso d'aggiungere un cerchio alla gonna, il cerchio ampissimo increspa la gonna a rose turchine. più snella da la crinoline emerge la vita di vespa. entrambe hanno uno scialle ad arancie a fiori a uccelli a ghirlande; divisi i capelli in due bande scendenti a mezzo le guance. han fatto l'esame più egregio di tutta la classe. che affanno passato terribile! hanno lasciato per sempre il collegio. silenzio, bambini! le amiche - bambini, fate pian piano! - le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche. motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto di arcangelo del leùto e d'alessandro scarlatti. innamorati dispersi, gementi il core e l'augello, languori del giordanello in dolci bruttissimi versi: ... ...caro mio ben credimi almen! senza di te languisce il cor! il tuo fedel sospira ognor, cessa crudel tanto rigor! ...

carlotta canta. speranza suona. dolce e fiorita si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita. o musica. lieve sussurro! e già nell'animo ascoso d'ognuna sorride lo sposo promesso: il principe azzurro, lo sposo dei sogni sognati... o margherite in collegio sfogliate per sortilegio sui teneri versi del prati!

iii. giungeva lo zio, signore virtuoso, di molto riguardo, ligio al passato, al lombardo-veneto, all'imperatore; giungeva la zia, ben degna consorte, molto dabbene, ligia al passato, sebbene amante del re di sardegna... "baciate la mano alli zii!" - dicevano il babbo e la mamma, e alzavano il volto di fiamma ai piccolini restii. "e questa è l'amica in vacanza: madamigella carlotta capenna: l'alunna più dotta, l'amica più cara a speranza." "ma bene... ma bene... ma bene..." - diceva gesuitico e tardo lo zio di molto riguardo "ma bene... ma bene... ma bene... capenna? conobbi un arturo capenna... capenna... capenna... sicuro! alla corte di vienna! sicuro... sicuro... sicuro..."

"gradiscono un po' di marsala?"

"signora sorella magari..." e con un sorriso pacato sedevano in bei conversari.

"...ma la brambilla non seppe..." - "è pingue già per l'ernani..." "la scala non ha più soprani..." - "che vena quel verdi... giuseppe!..." "...nel marzo avremo un lavoro alla fenice, m'han detto, nuovissimo: il rigoletto. si parla d'un capolavoro." "...azzurri si portano o grigi?" - "e questi orecchini? che bei rubini! e questi cammei..." - "la gran novità di parigi..." "...radetzki? ma che? l'armistizio... la pace, la pace che regna..." "...quel giovine re di sardegna è uomo di molto giudizio!" "è certo uno spirito insonne, e forte e vigile e scaltro..." "è bello?" - "non bello: tutt'altro." - "gli piacciono molto le donne..." "speranza!" (chinavansi piano, in tono un po' sibillino) "carlotta! scendete in giardino: andate a giocare al volano!" allora le amiche serene lasciavano con un perfetto inchino di molto rispetto gli zii molto dabbene.

castello di sommariva perno:

da antico feudo dei carron di san tommaso a buen retiro del primo re d'italia!

rosa vercellana -la “bela rosin” – lo incontra d’autunno, l’uomo della sua vita.

lui ha 27 anni; lei 14, un passato dignitoso ma modesto, un re nel cuore!

lui è vittorio emanuele, un duca;

lei, la figlia di un tamburo maggiore.

rosa vercellana nasce a nizza l’11 giugno del 1833,

muore a pisa il 27 dicembre del 1885.

per il re delle guerre di indipendenza è la donna del cuore e del destino.

da nizza segue il padre a racconigi dove, nel 1847, incontra il futuro re.

un anno dopo, nasce a castelceriolo la primogenita di rosina, vittoria.

nel 1851, è la volta di emanuele alberto.

vittorio emanuele la porta alla mandria e poi a moncalieri. 

nel 1859 le dona il castello di sommariva perno  

- acquistato il 9 novembre 1857 da enrichetta guasco di bisio vedova del marchese alessandro carron di san tommaso  -

 al prezzo di 420.000 lire con atto notarile Notaio Valsania Torino

che lei trasforma nel “buen retiro” del primo re d’italia.

lo arreda come una reggia e apre le porte a ministri e diplomatici, cavour compreso.

per anni sarà il loro rifugio, con fontanafredda e pollenzo.

nel castello ci sono mille oggetti che parlano della bella fiaba. 

certo, rosina, ora contessa di mirafiori, andrà a pisa, firenze, torino, roma,

ma il suo cuore resta a sommariva perno, che diventa così, non a caso, “il paese della bela rosin”.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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