GLI  ULTIMI CARRON DI SAN TOMMASO

...quelli di Briancon

Giuseppe Gioacchino Vittorio Carron - nato a Torino nel 1675, figlio del conte di buttigliera- Primo Segretario del Duca vittorio Amedeo II -

Carlo Vittorio Giuseppe e fratello minore del più noto Giuseppe Gaetano giacinto,

è il capostipite della linea dei conti Carron di Brianzone.


 
 
 


il padre conferma nel testamento del 7 ottobre 1699 ,di lasciarlo erede particolare di quanto gli ha già assegnato in occasione del matrimonio,

avvenuto nel 1698, con la contessa anna maria avogadro di cerrione.

 gli assegna inoltre  “feudi, beni e redditi di carpenea, montaldo roero, le due cascine del palazzotto e dei giudici e i beni loro adiacenti,

ragioni e dipendenze... la metà dei mobili, comprese le argenterie, la seconda carrozza e li due cavalli piccoli che servono per essa”.

anche per lui si apre una carriera al servizio del duca vittorio amedeo ii.

nel 1703 partecipa a un’ambasciata a londra e qui muore, precocemente nel 1709.

lascia eredeunico maschio giovanni battista padre di francesco teodoro

 
 

Al marchese Bonaventura Carron di San Tommaso, scomparso il 21 novembre 1793, che chiuse la linea primogenita della casata, successe, per soli tre anni, lo zio paterno, Angelo Maria conte di Aigueblanche, collare dell’Annunziata, stretto collaboratore del re Vittorio Amedeo III di Savoia.

Scapolo, aveva testato il 15 dicembre 1795 lasciando le sostanze personali sottoposte a primogenitura particolare all’“amatissimo agnato" Francesco Teodoro Carron conte di Brianzone, come pronipote di Carlo Giuseppe Vittorio,

suo avo e di lui proavo paterno e dopo di lui tutti secondo l’ordine di primogenitura...”

Quando Angelo Maria si spense, il 9 marzo 1796, anche i beni della primogenitura dei marchesi di San Tommaso, nonché il titolo nobiliare, passarono a Francesco Teodoro rappresentante, all’epoca, della linea secondogenita. Nelle disposizioni testamentarie l’allora marchese di San Tommaso (già conte di Aigueblanche) gli concedeva anche di scegliere fra i suoi quattro maschi quello cui lasciare la primogenitura ricevuta.

francesco teodoro salvatore era nato a torino nel 1730 nel palazzotto di famiglia, una casa di tre piani, isola san giacomo n. 37, all’angolo fra la contrada delle orfanelle e quella dei fornelletti. investito del titolo di marchese di san tommaso e conseguentemente in possesso delle cospicue sostanze della primogenitura,

aveva già di suo un discreto patrimonio terriero in quel di buttigliera, con grandioso castello e ampio parco, e in avigliana.

il 13 novembre 1763 carlo emanuele iii lo aveva nominato senatore nel senato di savoia,

poi il 23 gennaio 1765 giudice nella causa contro la “comunità” di bourg e di altri paesi;

il 2 ottobre 1768, infine, lo aveva chiamato a far parte del senato del piemonte.

annoverava, inoltre, titolo di “uditore generale di corte e conservatore generale delle caccie”.



 
 
 
 
 

i quattro maschi viventi nel 1796 erano il frutto di due matrimoni.

dalla prima moglie, clotilde piossasco di none, sposata nel 1773, erano venuti al mondo francesco giuseppe brunone, che morì infante,

teodoro fortunato, alessandro e giovanni nepomuceno. dalla seconda,

gabriella cordero di pamparato sposata il 30 marzo 1784 nacque celso. ebbe figlie giuseppa elena, di primo letto, che gli premorì e costanza monica.

quando, ottantenne, francesco teodoro testò, il 20 novembre 1809, anche teodoro fortunato era morto da sette anni.

non ebbe esitazione nel chiamare a succedergli nel marchesato alessandro.

quando, ottantenne, francesco teodoro testò, il 20 novembre 1809, anche teodoro fortunato era morto da sette anni.

non ebbe esitazione nel chiamare a succedergli nel marchesato alessandro. poiché le leggi francesi avevano abolito l’istituto della primogenitura, francesco teodoro

potè dividerne i beni fra tutti i figli, pur privilegiando il primogenito. a lui destinò, infatti, il prestigioso e redditizio feudo di sommariva perno e quello di baldissero d’alba,

la cascina della rossola nella valle di monteu roero, le fattorie dette varasco a montaldo roero,

il castello di carpenetta con i relativi poderi, il molino al sangano, una rendita del monte di san giovanni battista di torino e

infine l’appartamento al primo piano della casa di via delle orfanelle.

a nepomuceno assegnò castello, cascine (salvo la rossola) e proprietà di monteu roero e di montaldo roero,

e due o tre camere al terzo piano a scelta nella casa paterna o in quella attigua, detta casa colomba, prospiciente via dei fornelletti.

a celso lasciò tutto quanto possedeva in buttigliera, il castello e il relativo arredo, i laghi di avigliana, il casino con mobili nel luogo di giaveno,

e le case in torino con l’obbligo di lasciare alla madre e alla sorella costanza monica l’uso del suo appartamento situato al secondo piano nobile.

infine destinò a costanza monica il castello di cerrione e i relativi possedimenti.

non si era dimenticato della moglie vivente, cui dedicò le prime righe del testamento.

gabriella cordero di pamparato avrebbe goduto di una pensione annua di quattromila cinquecento lire, di cui duemilacinquecento a carico di alessandro e nepomuceno,

il rimanente versato da celso.

a enrichetta sua “dilettissima” nuora enrichetta destinava un anello di diamanti del valore di millecinquecento lire....

francesco teodoro si spense poco dopo, il 10 giugno 1811.

 
 

...La Marchesa enrichetta carron di san tommaso, nata guasco di bisio si spense a torino l'11 aprile 1870

all'arrivo di una primavera tardiva, che le ricordava Firenze, il marito e il figlioletto prematuramente scomparso...

e nominava suo erede universale il marchese gerardo carron di san tommaso, conte di buttigliera alta lasciandogli poche briciole di nobiltà...

 
 

LE CARTE DEI CARRONE DI SAN TOMMASO: UNA FAMIGLIA DI INTELLETTUALI 

l'archivio della famiglia carrone di san tommaso fu acquisito dalla biblioteca storica della provincia di torino nel 1959. comprende sostanzialmente documenti relativi ad alessandro (morto a soli 37 anni nel 1816), alla moglie enrichetta guasco di bisio, e a felice loro figlio. la famiglia, di origine savoiarda, si trasferì in piemonte nel 1649, in persona del marchese giovanni al seguito di carlo emanuele ii di savoia. il personaggio più notevole è costituito da felice (firenze 1810 - torino 1843), eletto sindaco di sommariva perno nel 1839, studioso e scrittore. avendo egli studiato paleografia sotto la guida di luigi cibrario, era solito trascrivere i documenti di suo interesse, carte che ritroviamo nell'archivio. felice pubblicò un'opera ancora oggi valida poiché concepita con criteri storiografici moderni.

le tavole genealogiche della real casa di savoia .

per ciò che riguarda il suo impegno letterario, grande successo ebbero le cosiderazioni intorno alla farsaglia di marco anneo lucano, edite a torino nel 1837. fu autore anche di vari articoli di viaggi, racconti e novelle, tutti pubblicati in una raccolta complessiva intitolata prose scelte , uscita a milano nel 1840. tra gli inediti di felice il più importante ed impegnativo è il monaco di subbiaco, ossia memoria d'un gentiluomo italiano: abbozzo di un romanzo di cui è tracciata a grandi linee la trama e la divisione in capitoli, lasciato incompleto per la morte dell'autore. l'opera, contraddistinta da più realismo e maggiore immediatezza nei dialoghi rispetto alle precedenti, narra di un giovane studioso che in compagnia di amici viaggia da roma a subiaco nell'autunno del 1832. qui giunto visita con i compagni il monastero di santa scolastica dove padre placido racconta loro la propria vita. consultando le carte dell'archivio, emerge nettamente il carattere autobiografico dell'opera, risaltano infatti notevoli affinità tra le vicende narrate e quelle relative alla vita del marchese felice.

tra i manoscritti si annoverano componimenti poetici, storici, drammatici e il curioso racconto "nero" l'épouse vampire. conte d'un voyageur traduit de l'englais par un ermite de la place de st. charles à turin. una twilight d'epoca insomma, datata intorno al 1840 e quindi persino precedente il celebre dracula di bram stoker. sono conservati inoltre gli appunti utilizzati dal marchese felice per la stesura delle sue opere storiche e letterarie, fra i quali spicca il fascicolo intitolato voyage en italie nel quale il marchese narra di un viaggio fatto in italia con osservazioni assai interessanti. per ciò che riguarda la corrispondenza conservata tra le carte di famiglia, troviamo un cospicuo numero di lettere del marchese felice, in gran parte destinate alla madre, ma anche quelle a lui indirizzate da noti personaggi dell'epoca, quali cibrario, mosca, cesare saluzzo, litta, romani, con i quali felice intratteneva corrispondenza. un ricco carteggio coinvolge anche enrichetta guasco di bisio, la marchesa infatti teneva in torino un salotto frequentato da letterati ed artisti famosi, troviamo quindi fra i corrispondenti cibrario, giordani, promis, marocchetti e molti altri...... 

 TESTO DA BIBLIOTECA STORICA DELLA PROVINCIA DI TORINO

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


nel 1828, il monastero della trinità dei monti (eretto nel xv secolo, da san francesco di paola, fondatore dell’ordine dei  minimi) fu affidato alle religiose del sacro cuore (congregazione fondata da santa maddalena sofia barat, nel 1800 in  francia, con la missione dell’educazione dei giovani). risale a quella data una convenzione diplomatica tra la santa sede e la casa regnate di francia che invita l’istituto sacro cuore a dedicarsi all’educazione dei giovani, curando l’insegnamento della lingua e la diffusione della cultura francese nel  rispetto della legge e dei regolamenti scolastici italiani. le religiose del sacro cuore hanno esteso la loro azione in 43  paesi del mondo: la qualità del loro progetto educativo, la loro apertura alle culture e ai tempi hanno consentito, nell’era  della mondializzazione, di mantenere viva la loro eredità formativa che a roma è stata affidata ad un nuovo ordine  religioso.

dall’anno scolastico 2006/07, la tutela dell’istituto sacro cuore è di responsabilità delle fraternità monastiche di gerusalemme, fondate a parigi da père pierre-marie delfieux. esse s’impegnano, nel rispetto del loro carisma proprio di monaci e monache della città, a continuare l’opera educativa elaborata da santa maddalena sophia barat, aggiornata alla luce dei nuovi orientamenti pedagogici definiti dalla direzione dell’istituto in accordo con esse e, per quanto concerne l’insegnamento della religione cattolica, con delega del vicariato di roma.

 
 
 
 
 

una grandiosa villa sorgeva nel punto dove l'acqua vergine usciva dal condotto sotterraneo per attraversare su arcate il campo marzio: erano gli horti luculliani, una delle più belle ville romane, forse la più bella e grandiosa, con il palazzo che occupava l’area dove oggi è situata la chiesa della ss.trinità dei monti. la storia della chiesa, un tempo denominata "trinità del monte" (in riferimento al pincio), ebbe inizio nel 1494 con l’acquisizione di una vigna da parte del re di francia, carlo viii, e con la donazione di 347 scudi per “une fabrique propre à loger commodément six religieux”, ovvero “una fabbrica adeguata per ospitare comodamente sei religiosi” appartenenti all'ordine dei minimi di s.francesco da paola. i lavori iniziarono nel 1502, durante il regno di luigi xii, e proseguirono per buona parte del xvi secolo. la prima parte della chiesa fu costruita tra il 1502 ed il 1519 in stile gotico, coperta da volte a crociera ogivali, e fu realizzata dagli architetti annibale lippi e gregorio caronica. l’area destinata alla “fabbrica” era tuttavia troppo piccola ed angusta, per cui i religiosi avevano a disposizione soltanto una piccola “domus cum oratorio”, come la definì lo stesso s.francesco da paola. questo è il motivo per cui, in occasione dei lavori di restauro per i danni provocati dal sacco di roma del 1527, si rese necessaria la costruzione di un complesso adeguato. dopo l’acquisizione di una serie di vigne limitrofe, nel 1530 iniziarono i lavori di restauro ed ampliamento. un grosso impulso ai lavori fu dato sicuramente dal cardinale georges d’armagnac, personaggio di rilievo a partire dal conclave del 1550 e nel biennio successivo. proprio nel 1550 i cardinali francesi convenuti a roma fecero costruire a loro spese gran parte del chiostro e vi fecero apporre le loro armi. i lavori, ultimati nel 1570, consegnarono ai padri francesi dei minimi un convento più grande ed una chiesa con un nuovo corpo di fabbrica, coperto da volta a botte e chiuso da una facciata ornata da due campanili simmetrici, opera di giacomo della porta e carlo maderno.....

 
 
 
 
 

28 GIUGNO 1850 -GUIDO GOZZANO

l'amica di nonna speranza

i. loreto impagliato ed il busto d'alfieri, di napoleone i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto), il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti, i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti col monito, salve, ricordo, le noci di cocco, venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po' scialbi, le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici, le tele di massimo d'azeglio, le miniature, i dagherottìpi: figure sognanti in perplessità, il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto, il cùcu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco chèrmisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta! ii. i fratellini alla sala quest'oggi non possono accedere che cauti (hanno tolte le fodere ai mobili. è giorno di gala). ma quelli v'irrompono in frotta. è giunta, è giunta in vacanza la grande sorella speranza con la compagna carlotta. ha diciassett'anni la nonna! carlotta quasi lo stesso: da poco hanno avuto il permesso d'aggiungere un cerchio alla gonna, il cerchio ampissimo increspa la gonna a rose turchine. più snella da la crinoline emerge la vita di vespa. entrambe hanno uno scialle ad arancie a fiori a uccelli a ghirlande; divisi i capelli in due bande scendenti a mezzo le guance. han fatto l'esame più egregio di tutta la classe. che affanno passato terribile! hanno lasciato per sempre il collegio. silenzio, bambini! le amiche - bambini, fate pian piano! - le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche. motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto di arcangelo del leùto e d'alessandro scarlatti. innamorati dispersi, gementi il core e l'augello, languori del giordanello in dolci bruttissimi versi: ... ...caro mio ben credimi almen! senza di te languisce il cor! il tuo fedel sospira ognor, cessa crudel tanto rigor! ...

carlotta canta. speranza suona. dolce e fiorita si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita. o musica. lieve sussurro! e già nell'animo ascoso d'ognuna sorride lo sposo promesso: il principe azzurro, lo sposo dei sogni sognati... o margherite in collegio sfogliate per sortilegio sui teneri versi del prati!

iii. giungeva lo zio, signore virtuoso, di molto riguardo, ligio al passato, al lombardo-veneto, all'imperatore; giungeva la zia, ben degna consorte, molto dabbene, ligia al passato, sebbene amante del re di sardegna... "baciate la mano alli zii!" - dicevano il babbo e la mamma, e alzavano il volto di fiamma ai piccolini restii. "e questa è l'amica in vacanza: madamigella carlotta capenna: l'alunna più dotta, l'amica più cara a speranza." "ma bene... ma bene... ma bene..." - diceva gesuitico e tardo lo zio di molto riguardo "ma bene... ma bene... ma bene... capenna? conobbi un arturo capenna... capenna... capenna... sicuro! alla corte di vienna! sicuro... sicuro... sicuro..."

"gradiscono un po' di marsala?"

"signora sorella magari..." e con un sorriso pacato sedevano in bei conversari.

"...ma la brambilla non seppe..." - "è pingue già per l'ernani..." "la scala non ha più soprani..." - "che vena quel verdi... giuseppe!..." "...nel marzo avremo un lavoro alla fenice, m'han detto, nuovissimo: il rigoletto. si parla d'un capolavoro." "...azzurri si portano o grigi?" - "e questi orecchini? che bei rubini! e questi cammei..." - "la gran novità di parigi..." "...radetzki? ma che? l'armistizio... la pace, la pace che regna..." "...quel giovine re di sardegna è uomo di molto giudizio!" "è certo uno spirito insonne, e forte e vigile e scaltro..." "è bello?" - "non bello: tutt'altro." - "gli piacciono molto le donne..." "speranza!" (chinavansi piano, in tono un po' sibillino) "carlotta! scendete in giardino: andate a giocare al volano!" allora le amiche serene lasciavano con un perfetto inchino di molto rispetto gli zii molto dabbene.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

castello di sommariva perno:

da antico feudo dei carron di san tommaso a buen retiro del primo re d'italia!

rosa vercellana -la “bela rosin” – lo incontra d’autunno, l’uomo della sua vita.

lui ha 27 anni; lei 14, un passato dignitoso ma modesto, un re nel cuore!

lui è vittorio emanuele, un duca;

lei, la figlia di un tamburo maggiore.

rosa vercellana nasce a nizza l’11 giugno del 1833,

muore a pisa il 27 dicembre del 1885.

per il re delle guerre di indipendenza è la donna del cuore e del destino.

da nizza segue il padre a racconigi dove, nel 1847, incontra il futuro re.

un anno dopo, nasce a castelceriolo la primogenita di rosina, vittoria.

nel 1851, è la volta di emanuele alberto.

vittorio emanuele la porta alla mandria e poi a moncalieri. 

nel 1859 le dona il castello di sommariva perno  

- acquistato il 9 novembre 1857 da enrichetta guasco di bisio vedova del marchese alessandro carron di san tommaso  -

 al prezzo di 420.000 lire con atto notarile Notaio Valsania Torino

che lei trasforma nel “buen retiro” del primo re d’italia.

lo arreda come una reggia e apre le porte a ministri e diplomatici, cavour compreso.

per anni sarà il loro rifugio, con fontanafredda e pollenzo.

nel castello ci sono mille oggetti che parlano della bella fiaba. 

certo, rosina, ora contessa di mirafiori, andrà a pisa, firenze, torino, roma,

ma il suo cuore resta a sommariva perno, che diventa così, non a caso, “il paese della bela rosin”.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

© Copyright IL FILO DELLA MEMORIA