la diplomatica torta .....di casa carron di san tommaso
sono i siciliani e i campani a contendersi la paternità della ricetta della torta diplomatica, ma le sue vere origini non sono chiare.
probabilmente fu ideata per la prima volta nel quattrocento dal cuoco del duca di parma, come regalo a francesco sforza.
storicamente i diplomatici facevo parte di una classe aristocratica particolarmente agiata,
conoscevano le lingue, vivevano in ambienti internazionali e avevano fatto studi prestigiosi.
anche i carron di san tommaso appartenevano  a questa èlite.....
l’idea condivisa era che chi rappresentava il proprio paese all’estero dovesse avere particolari doti morali per gestire situazioni spesso non facili,
quindi un “diplomatico”.
la pasta sfoglia  viene intervallata da strati di pan di spagna bagnato nell'amarettoe da crema diplomatica,
mentre la superficie viene spolverata con generoso zucchero a velo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

marsala florio e cioccolato grezzo alla pietra leone

siesta nobile per  dame  e  regine  d'italia con la nostalgia di casa nel cuorE

 
 
 
 
 


notte di natale  1713

IL conte di buttigliera giuseppe gaetano carron di san tommaso

- segretario di stato di casa savoia e la baronessa  vittoria teresa  saluzzo di valgrana

- sono a palermo al fianco di Vittorio amedeo II e anna maria d'orleans  per l'incoronazione nella cattedrale...

 
 
 
 
 
 
 
onde venisti?
quali a noi secoli sí mite e bella ti tramandarono?
fra i canti de' sacri poeti dove un giorno, o regina, ti vidi?
  ne le ardue ròcche, quando tingeasi a i latin soli la fulva e cerula germania, e cozzavan nel verso nuovo l'armi tra lampi d'amore?
  seguiano il cupo ritmo monotono trascolorando le bionde vergini, e al ciel co' neri umidi occhi impetravan mercé per la forza. 
o ver ne i brevi dí che l'italia fu tutta un maggio, che tutto il popolo era cavaliere?
il trionfo d'amor gía tra le case merlate  in su le piazze liete di candidi marmi, di fiori, di sole;
e 'o nuvola che in ombra d'amore trapassi,  l'alighieri cantava - sorridi!'.....
 

...come la bianca stella di venere ne l'april novo surge da' vertici de l'alpi,
ed il placido raggio su le nevi dorate frangendo  ride a la sola capanna povera, ride a le valli d'ubertà floride,
e a l'ombra de' pioppi risveglia li usignoli e i colloqui d'amore:  fulgida e bionda ne l'adamàntina luce del serto tu passi, e il popolo superbo di te si compiace
qual di figlia che vada a l'altare;  con un sorriso misto di lacrime la verginetta ti guarda, e trepida le braccia porgendo ti dice come a suora maggior 'margherita!'
e a te volando la strofe alcaica, nata ne' fieri tumulti libera, tre volte ti gira la chioma con la penna che sa le tempeste: 
e, salve, dice cantando, o inclita a cui le grazie corona cinsero, a cui sí soave favella la pietà ne la voce gentile!  salve,
o tu buona, sin che i fantasimi di raffaello ne' puri vesperi trasvolin d'italia e tra' lauri la canzon del petrarca sospiri!
josue' carducci 16- 17 novembre 1878

 
 
 
 
 

 

 
 
il verso è tutto.
nella imitazion della natura nessun istrumento d’arte è più vivo, agile, acuto, vario, multiforme, plastico, obediente, sensibile, fedele.
più compatto del marmo, più malleabile della cera, più sottile d’un fluido, più vibrante d’una corda, più luminoso d’una gemma, più fragrante d’un fiore, più tagliente d’una spada,
più flessibile d’un virgulto, più carezzevole d’un murmure, più terribile d’un tuono, il verso è tutto e può tutto.
può rendere i minimi moti del sentimento e i minimi moti della sensazione; può definire l’indefinibile e dire l’ineffabile; può abbracciare l’illimitato e penetrare l’abisso;
può avere dimensioni d’eternità; può rappresentare il sopraumano, il soprannaturale, l’oltramirabile;
può inebriare come un vino,
rapire come un’estasi; può nel tempo medesimo posseder il nostro intelletto, il nostro spirito, il nostro corpo;
può, infine, raggiungere l’assoluto. un verso perfetto e assoluto, immutabile, immortale;
tiene in sé le parole con la coerenza d’un diamante; chiude il pensiero come in un cerchio preciso che nessuna forza mai riuscirà a rompere;
diviene indipendente da ogni legame da ogni dominio;
non appartiene più all’artefice, ma è di tutti e di nessuno, come lo spazio, come la luce, come le cose immanenti e perpetue.
un pensiero esattamente espresso in un verso perfetto è un pensiero che già esisteva preformato nella oscura profondità della lingua.
estratto dal poeta, séguita ad esistere nella conscienza degli uomini. maggior poeta è dunque colui che sa discoprire,
disviluppare, estrarre un maggior numero di codeste preformazioni ideali.
quando il poeta è prossimo alla scoperta d’uno di tali versi eterni,
                         è avvertito da un divino torrente di gioia che gli invade d’improvviso tutto l’essere”.                               
 GABRIELE D'ANNUNZIO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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