viaggi storici, artistici, enogastronomici nelle terre di gerardo &  clementina 

peR  custodire, rievocare, tramandare l'orgoglio di appartenere agli "stati uniti d'italia"

 
 
 

Un lungo e sottile filo unisce fin dai tempi antichi le alpi al mare ...

il piemonte alla  sicilia  e all'inghilterra

torino e buttigliera alta a marsala, palermo e  londra.

è il filo della memoria 

che lega la storia della nobile famiglia carron di san tommaso a casa savoia

passando per le terre di gerardo e clementina di briancon ,conti di buttigliera,

meravigliose e strategiche terre di mezzo  che condividono lo stesso tramonto,

che io vi invito a riscoprire a tavola...

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Tutto cominciò così.....

C'era una volta, tanti, tanti anni fa, 400 per la precisione,

 una manciata di case sparse " Buttigliera, Uriola e Nicola ",

adagiate tra lo smeraldo di verdi colline traboccanti di funghi, noci, nocciole, ciliegie e viole

e la cornice di bianchi  monti innevati.

Un bel giorno, un tale Giovanni Carron, un piccolo

ma astuto e intraprendente  borghese  arrivò in paese, con moglie, figlie, cuoche e poche pretese.....

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

1 aprile 1634 il duca vittorio amedeo i di savoia conferma al conte giovanni carron di san tommaso la donazione dei redditi di avigliana fatta in data 18 novembre 1570 dal duca emanuele filiberto al conte giovanni provana e conferma anche la vendita dei redditi di avigliana fatta dalla marchesa ottavia san martino di agliè al conte giovanni carron di san tommaso nel 1620

 
 

nel quadro della politica di rafforzamento dei legami tra il potere sabaudo e le congregazioni religiose controriformiste, nel 1623 furono chiamati a torino da carlo emanuele i  - i minimi di san francesco da paola. insediatisi lungo la strada di po, all’epoca ancora al di fuori delle mura della città, vi innalzarono la loro chiesa nel 1633-1634. di impianto longitudinale, con cappelle laterali affacciate su un’unica navata, l’imponente mole dell’altare maggiore a schermare il coro dei padri, la chiesa fu oggetto di generose donazioni da parte della famiglia ducale. nel 1654 il principe cardinale maurizio di savoia (1593-1657) finanziò la costruzione di una cappella privata dedicata alla madonna del buon soccorso, mentre cristina di francia, morendo nel 1663, lasciava ingenti somme per la costruzione della facciata, conclusa nel 1667, e dell’altare maggiore, progettato da amedeo di castellamonte e messo in opera tra il 1664-1665 dall’impresa dello scultore luganese tommaso carlone (†1667). al pari di san carlo, anche la chiesa dei minimi divenne il centro privilegiato dell’investimento devozionale e artistico in città, non solo dei savoia, ma soprattutto dei principali dignitari di corte, esponenti dell’alta nobiltà piemontese, che si erano assicurati la gestione delle più importanti cariche amministrative dello stato: lo testimoniano le cappelle famigliari dei morozzo della rocca, dei graneri della roccia, dei carron di san tommaso, decorate tra gli anni settanta e novanta del seicento con profusione di marmi, a perpetua memoria dei propri committenti. da wikipedia

emanuele filiberto di savoia (torino, 16 aprile 1588 – palermo, 4 agosto 1624)

era il terzo figlio del duca carlo emanuele i di savoia e dell'infanta caterina michela d'asburgo.

avviato alla carriera ecclesiastica, a 12 anni entrò nell'ordine dei cavalieri di malta, in cui divenne priore di castiglia e león;

ma le sue inclinazioni lo portarono a occuparsi sempre prevalentemente di arte militare e di marina.

nel 1603 venne inviato con i fratelli maggiori, filippo emanuele e vittorio amedeo, a madrid, per completare la sua educazione, da dove tornò nel 1606,

quando vittorio amedeo, morto nel frattempo filippo emanuele, assunse il titolo di principe ereditario.

nel 1610 tornò a madrid, entrando al servizio di filippo iii di spagna, che lo nominò grande ammiraglio di spagna.

sotto il suo successore, filippo iv, emanuele filiberto venne nominato nel 1622 viceré di sicilia, carica che mantenne fino alla morte.

fu principe di oneglia, cavaliere dell'ordine del toson d'oro, abate commendatario dell'abbazia di san michele della chiusa.

nell'aprile 1624 emanuele filiberto di savoia, per conto del re di spagna filippo iv, invitò van dyck a palermo, perché gli facesse un ritratto.   

antoon accolse l'invito e si trasferì in sicilia, dove ritrasse il viceré, tela che si trova oggi esposta alla dulwich picture gallery di londra.

 

poco tempo dopo la città di palermo fu colpita da una terribile epidemia di peste che uccise lo stesso emanuele filiberto.

malgrado l'infuriare della pestilenza, van dyck rimase in città all'incirca fino al settembre 1625.

qui conobbe l'anziana pittrice sofonisba anguissola, ormai novantenne, che sarebbe morta l'anno seguente e di cui antoon fece un ritratto.

durante l'incontro, che van dyck descrisse come "cortesissimo", l'anziana donna, quasi completamente cieca, diede preziosi consigli e avvertimenti al giovane pittore,

oltre a raccontargli episodi della sua vita. il ritratto di sofonisba anguissola è conservato nel taccuino italiano.

poco dopo il ritrovamento delle reliquie di santa rosalia (15 luglio 1624) che fu fatta patrona della città,

a van dyck furono commissionate a palermo alcune tele che avrebbero dovuto raffigurare la santa.

dipinse tra gli altri una crocifissione, oggi esposta nella cattedrale di san lorenzo a trapani.

visto il continuo infuriare della peste, antoon nell'autunno 1625 tornò a genova

dove completò la realizzazione della pala raffigurante la madonna del rosario, poi inviata a palermo,

dove è esposta all'oratorio di san domenico considerata come il maggior capolavoro religioso dell'artista eseguito in italia. da wikipedia

 

«io rosalia di sinibaldo, figlia del signore

della quisquina e del monte delle rose,

per amore del mio signore gesù cristo,

ho deciso di abitare in questa grotta»

rosalia de' sinibaldi

(o di sinibaldo) nasce nel medioevo, nella prima metà del xii secolo, intorno al 1130.

la tradizione narra che nel 1128, mentre osservava il tramonto dal palazzo reale

con sua moglie, la contessa elvira,

una figura apparve al signore normanno di sicilia ruggero ii d'altavilla dicendogli:

«ruggero, io ti annuncio che, per volere di dio,

nascerà nella casa di sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine».

per questo motivo pare che, poco tempo dopo, quando

nacque, la bambina venne chiamata rosalia .

nel 1128 siamo

a due anni dell'incoronazione di ruggero ii,

la sicilia è ancora una contea

e palermo sta per diventare capitale

del regno normanno dell'italia meridionale.

suo padre, il conte sinibaldo de' sinibaldi,

signore della quisquina e del monte delle rose

faceva discendere la sua famiglia da carlo magno

 e dai conti marsi.

sua madre,

maria guiscardi, era a sua volta di nobili origini e

imparentata con la corte normanna

da giovane rosalia visse in ricchezza

presso la corte di ruggero ii,

ma anche presso la villa paterna,

che doveva trovarsi nell'attuale quartiere dell'olivella.

educata a corte, per la sua bellezza e gentilezza

nel 1149 divenne anche damigella d'onore

della regina sibilla,

seconda moglie di ruggero

 un giorno il conte  baldovino

(erroneamente identificato con baldovino iii di gerusalemme)

salvò il re ruggero da un animale selvaggio,

un leone secondo la leggenda, che lo stava attaccando;

il re allora volle ricambiarlo con un dono

e baldovino chiese in sposa rosalia

l giorno antecedente le nozze,

rosalia, mentre si specchiava,

vide riflessa nello specchio l'effige di gesù cristo.

la ragazza, il giorno seguente,

si presentò alla corte con le bionde trecce tagliate

declinando l'offerta e preferì abbracciare la fede,

cui si era già dedicata da fanciulla.

a quindici anni abbandonò quindi il palazzo reale, 

Il ruolo di damigella e la casa paterna

e si rifugiò presso il monastero basiliano

del ss. salvatore a palermo,

ma ben presto anche quel luogo fu troppo stretto

a causa delle continue visite dei genitori

e del promesso sposo che cercavano

di dissuaderla dal suo intento.

dopo aver scritto una lettera in greco e

aver lasciato una croce di legno e

averli dati alle monache,

decise quindi di trovare rifugio presso una grotta

nei possedimenti del padre,

che aveva visitato da fanciulla,

presso santo stefano quisquina.

lì, secondo la tradizione, visse per dodici anni.

all'ingresso della grotta rosalia

scrisse un'epigrafe in latino prima di fuggire.

successivamente la regina margherita di navarra

consentì a rosalia di tornare a palermo,

occupando un'altra grotta, la grotta di monte pellegrino.

                             lì, morì in pace e solitudine, dormendo .                                                                                         

 DA WIKIPEDIA

 

secondo la tradizione, nel 1624 la santa salvò palermo 

dalla peste e ne divenne la patrona

 
 
 
 
 
 
 

nell'ultimo scorcio dell'ambasceria romana il foscarini riuscì, grazie alla mediazione papale, ad aprire la strada al ripristino - dopo un lunghissimo intervallo - delle relazioni diplomatiche tra venezia e il re di sardegna che lui stesso, in veste di ambasciatore straordinario a torino, suggellò nel 1741.

la relazione che nel 1742-43 dedicò al piemonte di carlo emanuele iii rappresenta uno dei capolavori della tradizione diplomatica veneziana: al centro dell'esame del f. erano, più che il discusso problema della collocazione internazionale del regno nella prima fase della guerra di successione austriaca, "gli ottimi ordinamenti" che vittorio amedeo ii aveva dato allo stato sabaudo.

il f. era stato colpito, in particolare, dalla "semplicità del sistema economico sì nel raccoglimento come nella distribuzione del pubblico denaro",

un sistema che aveva permesso di raddoppiare le entrate del regno.

 
 
 
 
 
 
 
 
.....giunto ai quattro canti di città il re ordinò che si sostasse 
un tantino e porse l'orecchio al dialogo, tra la fama, i fiumi oreto e dora,
la sicilia e il piemonte, che veniva recitato. un coro di ninfe, che tra l'altro dicevano :
il biondo oreto stretto alla dora più lume acquista quando s'indora; d'ardor più lieto,
fin quando irrora non mai fu vista brillar l'aurora sentivasi la dora rispondere :
vago fiume, che amaro e doglioso mormorasti d'un cielo tiranno, sorgi allegro,
e ti abbraccia con me, il tuo corso fia dolce;
e brioso in tripudio ti cangia ogni affanno il mio rege, che splende tuo re!

  reber 1899

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
.....l’auspicio, peraltro già concretizzato dalla posa di una croce durante
lo scorso mese di maggio, consiste infatti in un progetto di ampio respiro.
dove – spiega mirko preatoni, presidente di syncre, centro dei festival cinematografici e dei programmi internazionali in italia –
“all’edificazione fisica di un complesso memoriale si affianchi anche una profonda e radicata azione di diplomazia culturale”
per far sì, dunque, che il teatro dello scontro divenga palcoscenico di una nuova e per questo più preziosa occasione di incontro,
rivivificato e rinnovato attraverso la continuità del dialogo....
 
 
 
.....non poteva mancare, in chiusura di incontro, un momento di piacevole convivialità, proposto da “il filo della memoria”.
pubblico e relatori hanno così potuto degustare un calice di erbaluce "Anima" prodotto da “la masera di piverone” - strada reale dei vini torinesi
in abbinamento al gustoso pan del re offerto dal panificio “panemadre” di buttigliera alta.
l’occasione è stata dunque propizia per suggellare un sentimento di ritrovata amicizia fra popoli,
anche attraverso quella cultura enogastronomica che assurge innegabilmente
a fiore all’occhiello della nostra regione e della nostra storia.
una storia che ciascun cittadino avrebbe il dovere di conoscere e di tramandare,
proprio perché tristemente scritta non con l’inchiostro dei libri,
ma col sangue dei tanti, troppi caduti di tutte le guerre.
sara garino -www.civico20news.it
 
 
 
 
 
 
 
gli inglesi ed il marsala sono i protagonisti della storia di un'immensa fortuna accumulata in breve tempo
grazie alla genialità di un modesto mercante di stoffe di leeds,
barcato a palermo all'età di ventidue anni l'arrivo di benjamin ingham nel 1806
dà inizio alla saga siciliana della famiglia ingham -whitaker  che si concluderà dopo quasi due secoli, nel 1971,
con la morte dell'ultima discendente  il ritratto di una grande famiglia britannica,
che nello stesso tempo è lo specchio di uno dei periodi più felici  che palermo e la sicilia abbiano mai attraversato
 
 
 
 
 

il monumento ai mille:

un trittico coeso ed evocativo:

il monumento risulta molto più evocativo di una sia pur pregevole struttura marmorea

altamente simbolica ma in effetti priva di pathos e di concreti riferimenti a persone fisiche, alle loro età,

provenienze geografiche, appartenenze sociali, idealità, militanze, ecc..

ed è emblematico quanto annotò nel suo diario il garibaldino genovese, scultore, giovan battista tassara

quando ritornò a  marsala, nel 1910, con altri 165 superstiti per ricevere la cittadinanza onoraria:

marsala non ha ancora innalzato un monumento ai mille che qui sbarcarono in quel lontano 11 maggio 1860. pazienza!       

 essi non vennero in sicilia per la gloria ma per un grande ideale scrissero la più bella pagina del risorgimento italiano.

il migliore monumento che si possa innalzare a tutte le camicie rosse non  sta nel marmo o nel bronzo bensì nel ricordarle spoglie da ogni scoria umana

   e tramandarle alle generazioni venture in una luce di amore e di grandezza  al forestiero che viene cercando  al porto 

  in qualche altro sito il monumento ai mille diciamo:” il monumento ce l’abbiamo nel cuore”.

i mille, per quasi un terzo ragazzi non ancora maggiorenni, vengono ricordati sulle lastre metalliche

con i loro nomi traforati, resi, cioè, privi di ogni materialità,fatti di luce, di aria e di vento nella trasparenza contro il cielo,

quali puri simboli di un’epopea che affratellò le varie genti della penisola,             

                 elevandola da “espressione geografica” a nazione.     

      elio piazza vice-presidente  centro internazionale studi  risorgimentali garibaldini di marsala

 
 
 

Un traguardo prestigioso per un giornale in un momento critico come questo per la carta stampata: oggi Il Vomere compie 120 anni.

Il periodico marsalese fu infatti fondato il 12 luglio del 1896 dal cavaliere Vito Rubino. Premiato all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900,

nelle esposizioni Agrarie di Roma, Palermo e Marsala e al recente Expò di Milano, con oltre 5255 edizioni pubblicate ininterrottamente,

il Vomere è il più antico periodico siciliano.

Nella sua storia si registrano anche prestigiosi riconoscimenti per le nobili campagne stampa contro l’analfabetismo,

la fillossera, la legalità, la difesa dell’ambiente ed in particolare della Laguna dello Stagnone di Marsala.

Da quattro generazioni “Il Vomere” è diretto e edito dalla famiglia Rubino.

Oltre che su cartaceo è diffuso sul web e ha una sua pagina Facebook.

itacanotizie -  luglio 2016

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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